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NAPOLEON: UN EROE TRAGICO E DEBOLE, TROPPO “AMERICANO”

Napoleon Ridley Scott

A/R: ANALISI E RECENSIONI: NAPOLEON

NAPOLEON: UN EROE TRAGICO E DEBOLE, TROPPO “AMERICANO”

Napoleon – film colossal realizzato da Ridley Scott – ribalta la figura del condottiero francese, puntando l’attenzione sui turbamenti e le insicurezze, con una prospettiva marcatamente anglofona.

C’erano tutti gli ingredienti per fare di Napoleon un film memorabile ed eterno: la grandezza di un personaggio storico affascinante e intramontabile, l’epicità di una delle epoche storiche maggiormente cruciali della Storia moderna, un regista – Ridley Scott – abile e altisonante, un attore – Joaquin Phoenix – in stato di grazia e in uno dei momenti migliori della sua brillante carriera, il budget da colossal (si parla di 237 milioni). Insomma, c’era davvero tutto per realizzare un film epico e immortale, ma la sensazione è purtroppo quella di un’occasione persa.

Napoleon locandina

Un amore dal trucco eterno

Sarebbe certamente sbagliato non sottolineare gli aspetti positivi del film, soprattutto a livello tecnico, che rendono Napoleon visivamente imponente: le scenografie sono maestose, i costumi sono curati nei dettagli, il trucco è attento, sebbene un particolare faccia emergere un dubbio. I personaggi di Napoleone e Giuseppina attraversano, nel film, un arco temporale di circa trent’anni, eppure sembrano non invecchiare mai, o minimamente, il che fa sorgere la domanda: è una precisa scelta o il frutto di una visione superficiale dei due? È il “trucco” con cui si vuole indicare l’eternità dei due personaggi storici e la loro immutabilità nel tempo o una semplice cristallizzazione delle due figure a scopo cinematografico?

Quel che è certo è che la relazione sentimentale tra Napoleone e Giuseppina è il fulcro della pellicola, l’elemento accentratore della trama, su cui il regista si concentra. Probabilmente troppo, ma ci torniamo più avanti.

Napoleon: una Storia senza ricostruzione

La storia d’amore tra il condottiero francese e la moglie si inserisce infatti nella Storia, quella con la S maiuscola, che per forza di cosa è contraddistinta da guerre e battaglie, che in alcuni casi rappresentano alcuni dei momenti meglio riusciti del film, sempre visivamente parlando. Su tutte, la sequenza relativa alla battaglia di Austerlitz, probabilmente la scena più sontuosamente “cinematografica”. Austerlitz è uno degli snodi principali dell’epopea napoleonica, che viene toccata in tutti i suoi momenti salienti (tranne la Campagna d’Italia, colpevolmente saltata a piè pari), ma senza le giuste – anzi, necessarie – articolazioni e connessioni. Gli episodi storici vengono tutti affrontati – la Rivoluzione francese, l’Egitto, il colpo di Stato, l’incoronazione, i trionfi, la Russia, l’Elba, Waterloo – ma sembrano arrivare all’improvviso, senza un prima né un dopo, senza collegamenti temporali né connessioni causa-effetto, che in fondo sono l’essenza della Storia. Non c’è ricostruzione storica, insomma, e questo rappresenta certamente uno dei punti deboli del film. Con circa 2 ore e quaranta di pellicola, si poteva forse fare di meglio. O magari spingersi oltre, realizzando un film epico in due parti: d’altronde Abel Gance, nel 1927, realizzò un film (muto) di 5 ore e trenta minuti, peraltro arrivando solamente fino alla Campagna d’Italia!

Un personaggio senza introspezione

Ma la cosa che maggiormente risalta è la resa totalmente anticonvenzionale della figura di Napoleone. L’immagine che popolarmente si ha dell’imperatore francese è quella dell’abile condottiero, del carismatico generale, dell’affascinante precursore e costruttore delle moderne nazioni e civiltà (e anche dell’idea stessa di Europa), pur con tutti i lati oscuri del potere (le infinite guerre e le relative morti procurate, le razzie d’arte, l’indomabile aspirazione).

Eppure nel film non c’è (quasi) traccia di tutto ciò. Napoleone diventa un personaggio insicuro, turbato, impaurito, il che, storicamente parlando, non è affatto falso – l’imperatore era effettivamente assalito da dubbi e riflessioni amare – ma stupisce che non venga approfondita questa ambivalenza, calcando la mano sull’introspezione e sulle anime contrastanti – e per questo affascinanti – della figura storica.

A tratti Phoenix fa addirittura di Napoleone una macchietta, una caricatura: pensiamo alla scena del colpo di Stato – che effettivamente fu una farsa organizzata, ma non dal carattere quasi “burlesco” –, alla sequenza dell’incoronazione – rapida e, appunto, macchiettistica – o alla scena di Waterloo in cui, smarrito, ruota su di sé col proprio cavallo, preda del terrore.

Un uomo debole, dalla prospettiva anglofona

Ridley Scott sembra quindi puntare l’attenzione sulla debolezza del personaggio, in completo contrasto con l’immagine classica – decisa, forte, sicura – di Napoleone, in un pieno ribaltamento di prospettiva. O meglio, da una certa prospettiva, quella anglofona.

Due indizi chiari mostrano da quale ottica viene narrata l’epopea: la lunghezza della battaglia di Waterloo – che mostra un certo trionfalismo anglo-americano – e la focalizzazione, a chiusura del film, sulle morti procurate da Napoleone. Morti certamente vere e inaccettabili, ma così comunicate manifestano una colpevolizzazione unica e totalitaria, dalla lettura troppo semplicistica e “di parte”. Difficile credere che i francesi – ma anche gli italiani – avessero potuto concepire un film con un Napoleone così.

Debole, anche in ottica sentimentale.

Napoleone eroe romantico

E qui torniamo alla relazione con Giuseppina, vero punto di sbilanciamento del film, dato il peso che assume. Tratteggiata in alcuni casi in maniera poco fedele – probabilmente non presentava la bellezza affascinante che le dona invece Vanessa Kirby, se è vera la testimonianza di un comandante militare secondo cui la donna “senza essere propriamente bella, piaceva per il suo aspetto, la sua gaiezza e la sua bontà” – la donna viene rappresentata come meretrice, prima, e come subdola consigliera, poi. Napoleone appare debole e succube. Anche in questo caso, un elemento di verità c’è (la sterminata corrispondenza tra i due dimostra una vera reverenza dell’uomo verso Giuseppina, nonostante anche lui non fosse certo esente da tradimenti), ma non centra il valore romantico della relazione, che è uno degli elementi chiave per decifrare la figura di Napoleone.

Il generale francese rappresenta infatti alla perfezione il momento di passaggio tra l’Illuminismo, di cui la Rivoluzione è figlia (e lo stesso Napoleone è “figlio della Rivoluzione”) e l’epoca romantica, in bilico tra Settecento e Ottocento. Rappresentò, secondo Roberts, “l’Illuminismo a cavallo” che, ahinoi attraverso le armi, mise a terra alcuni concetti del ‘700 e incarnò (o provocò) gli spiriti nazionali di libertà e indipendenza, da cui nasceranno le moderne repubbliche.

È lo spirito romantico, quello dell’uomo guidato dall’intelletto ma trascinato dalle passioni che vive ardentemente.

E spesso tragicamente, come tante opere liriche, pittoriche, narrative o poetiche racconteranno.

Ecco, in questo Napoleon di Scott centra il bersaglio, esprimendo la tragicità del personaggio. Peccato lo faccia in maniera un po’ troppo superficiale e “bozzettistica”, sebbene visivamente imponente. Un po’ “americana”, potremmo dire.

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