Vai al contenuto

ROSSINI! ROSSINI!: PRECOCITA’ E TRACOLLO DI UN GENIO

Rossini! Rossini! locandina

RUBRICULT: ROSSINI! ROSSINI!

ROSSINI! ROSSINI!: PRECOCITA' E TRACOLLO DI UN GENIO

Rossini! Rossini!” ripercorre gli episodi più significativi della vita del grande operista pesarese: il primo incontro con la musica, gli anni di intensa produzione nei maggiori teatri italiani e, infine, l’ultima fase del ritiro a vita privata.

L'accompagnamento dello spettatore

L’opera teatrale non è certamente una forma d’arte di massa: spesso considerata di esclusivo appannaggio delle classi sociali più abbienti, può essere percepita dai più come sconosciuta e distante. Rossini Rossini!, film del 1991 diretto da Mario Monicelli, ha il grande merito di accompagnare lo spettatore in un progressivo avvicinamento al genere, alternando episodi biografici alle rappresentazioni dei principali capolavori. La pellicola gioca continuamente su questo efficace equilibrio, permettendo anche a chi è del tutto estraneo all’opera di saggiare lo stile solenne e quasi frenetico di uno dei più grandi compositori di sempre. Le riproduzioni de L’italiana ad Algeri, Il Tancredi, Elisabetta regina d’Inghilterra, Il barbiere di Siviglia forniscono perfetti esempi del tipico ‘crescendo rossiniano’, segno distintivo dell’artista.

Rossini nell'Italia che cambia

Gioacchino Rossini fu attivo durante la prima metà del XIX secolo, un’epoca di ferventi cambiamenti politici. L’ascesa e la caduta del potere francese, il dominio austriaco, i moti del 1830 e del 1848 sono solo alcuni dei grandi eventi che caratterizzarono quel contesto storico. Un’epoca di incertezze e instabilità nelle quali il compositore riuscì comunque a ricavarsi il proprio spazio. Il suo genio, ammirato anche all’estero, gli garantì l’esenzione militare e la conoscenza diretta del sovrano di Francia Napoleone II.

Il compositore pesarese dominò la scena teatrale nostrana venendo letteralmente conteso dai teatri più importanti della Penisola. Bologna, Venezia, Milano, Roma, Napoli: tutti i maggiori impresari cercavano di accaparrarsi le prestazioni del genio innovatore. La scena operistica era allora caratterizzata da una fervida competitività campanilistica nella quale ogni teatro si considerava il più prestigioso d’Italia. Da La Scala di Milano al San Carlo di Napoli, riuscire a mettere in scena Rossini veniva considerato come la conferma di questo titolo.

Un cast d'eccezione

L’intera vicenda del film viene narrata dal punto di vista del compositore ormai ritiratosi a vita privata in quel di Parigi. In questa cornice, Philippe Noiret interpreta magistralmente un Rossini ormai stanco, malinconico ma con ancora sprazzi dell’antica vitalità. Nei numerosi flashback è invece Sergio Castellitto (di cui abbiamo parlato anche per un personaggio storico completamente diverso)a prestare il volto alla giovinezza dell’artista: la sua interpretazione restituisce perfettamente il tormentato processo creativo, spesso ansioso e incostante.

Merita una menzione speciale anche Giorgio Gaber nella sorprendente interpretazione del vivace e carismatico Barbaja, impresario visionario che tenta a più riprese di precettare il protagonista. Il cantautore milanese dimostra in questa pellicola, l’unica di rilievo a cui partecipò, un notevole talento anche nella settima arte che gli garantì addirittura la nomina al David di Donatello.

Un artista consumato

Rossini fu un talento straordinariamente precoce, capace di mettere in scena ben dieci opere prima della maggiore età. Allo stesso tempo, si può sostenere che questa fucina di talento si esaurì piuttosto in fretta, dato che si ritirò ufficialmente dalla scena teatrale all’età di soli 37 anni. Il suo anticipato pensionamento, secondo le biografie, coincise con un esaurimento nervoso che culminò nella depressione; sarà poi interrotto da saltuarie composizioni, che non brillarono per quell’estro creativo che aveva sempre contraddistinto l’artista. Un destino in comune con numerosi altri compositori, come ha modo di ricordare lo stesso protagonista.

La pellicola sembra suggerire che la sua vocazione sia stata progressivamente consumata dalla musica stessa, fino a bruciare l’ultima goccia di creatività. Un destino beffardo ma forse inevitabile per un maestro assoluto che ha donato tutto sé stesso alla propria arte.

Tag: