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NOTIZIE DAL MONDO: IL POTERE DELLE STORIE, LA VERITA’ DELLE INFORMAZIONI

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NOTIZIE DAL MONDO: IL POTERE DELLE STORIE, LA VERITA' DELLE INFORMAZIONI

Notizie dal mondo ripropone l’epica del western, ma con un occhio al mondo di oggi – tra divisioni, epidemie e innovazioni tecnologiche – e riflette sull’importanza di raccontare storie. Sì, ma come?

“Vedi tutte quelle parole stampate in fila una dietro l’altra? Le metti insieme e ottieni una storia”, è quello che afferma l’ex capitano dell’esercito Jefferson Kyle Kidd (Tom Hanks) alla piccola Johanna Leonberger (Helena Zengel) mentre questa tiene in mano, incuriosita, la copia di un giornale.

Notizie dal mondo – film distribuito su Netflix nel febbraio 2021 e diretto da Paul Greengrass (United 93, Jason Bourne, Captain Phillips) – ruota proprio attorno al concetto di “storie”, all’abilità di raccontarle e alla loro capacità insita di trasmettere emozioni, e, magari, di superare le divisioni.

Si parla di storytelling, insomma.

E di informazioni.

Notizie dal mondo

È il 1870. La Guerra civile è terminata da cinque anni, eppure permangono grosse divisioni nel Paese. Il veterano Jefferson Kyle Kidd si sposta di città in città e racconta le notizie provenienti dal mondo, leggendo i giornali e, talvolta, aggiungendo commenti in grado di intercettare le sensazioni degli ascoltatori, a volte calmando gli animi, altre invitando all’azione. Un giorno incontra casualmente Johanna, una bambina di dieci anni, catturata dagli indiani, da loro allevata per poi essere portata via dai soldati. Jefferson prende a cuore le sorti della bambina e decide di riportarla dagli zii, attraversando il West e all’inseguimento di perduti affetti reciproci.

Il western, ieri e oggi

Eccolo ancora, il west, con i suoi paesaggi vasti, le praterie sterminate e le città che stavano per essere unite dall’avvento della ferrovia. Ma sorge spontanea una domanda: ha ancora senso realizzare film western, oggi? E se sì, qual è? E’ interessante la riflessione che Tom Hanks (per la prima volta interprete di un western) espresse all’uscita del film, intervistato da Ciak:

 

“Il western è stato sostituito dalla fantascienza, il nuovo John Ford è George Lucas. Con qualche eccezione come Eastwood e i Coen, ad esempio, oggi nessuno si dedica più a questo genere, perché si pensa che non riesca più a coinvolgere il pubblico. Per fare un western oggi […] devi avere qualcosa da dire: perché fare un western se puoi raccontare la stessa storia in un modo diverso? Ci deve essere una ragione molto precisa per ambientare un film in un determinato periodo storico. Ma il grande potere del cinema consiste nel fatto che puoi fare un film ambientato nel 1870 capace di parlare al 2020”.

Non è un caso, allora, che la prima notizia che il capitano legge – in apertura del film – tratti dell’esplosione di una epidemia, come a creare un immediato rapporto tra quel mondo antico e quello nostro contemporaneo, alle prese con la pandemia Covid.

E poi le altre notizie: sviluppi politici, l’avvento prossimo della ferrovia, morti di minatori, le ribellioni per la libertà. Se pensiamo ai nostri giorni e ai nostri giornali, nulla di troppo diverso: politica, innovazioni tecnologiche, sicurezza sul lavoro, conflitti, divisioni…

Di fronte a tutto ciò, in Notizie dal mondo appare evidente il potere che hanno le parole – e le storie – nel connettere le persone, creare unità e superare le divisioni.

Ecco, anche su questo punto i due mondi convergono: le divisioni c’erano a fine Ottocento, e permangono oggi.

Le storie uniscono, l'informazione (filtrata) divide

Le storie hanno senza dubbio la capacità di unire le persone. Lo hanno sempre fatto, fin da quando l’uomo ha cominciato a realizzare graffiti su pietra, poi disegni più complessi, racconti a voce, storie in forma scritta, arte, immagini, cinema, nuove tecnologie… Insomma, cambiano e si arricchiscono le modalità e gli strumenti, ma l’esigenza di raccontare e ascoltare storie rimane la stessa. Le emozioni e i sentimenti mettono in connessione le persone.

Ma è come si raccontano che fa la differenza (abbiamo parlato di storytelling anche qui).

Il capitano Jefferson parte dalle notizie dei giornali, ma poi enfatizza, insiste sulle emozioni, accentua la spettacolarità. Insomma, sa raccontare. Il veterano si mantiene effettivamente fedele al fatto di cronaca, ma le scene fanno comunque riflettere sull’importanza della veicolazione dell’informazione.

Quanto le informazioni, oggi, vengono trasmesse secondo verità? Quanto vengono invece filtrate? Quanto, ancora, si agisce sulla comunicazione con l’obiettivo di veicolare un messaggio e plasmare l’opinione pubblica? Più di quanto si possa pensare.

Come conseguenza, oltre all’allontanamento dal vero, si ha la creazione di fazioni e frizioni, di schieramenti, di divisioni, e non è quello che il racconto delle storie dovrebbe produrre.

Cavalcare bene "l'arte delle parole"

L’arte del “raccontare storie” è qualcosa di estremamente potente: trasmette emozioni, suscita sentimenti, scatena reazioni.

Guarisce.

 “Il punto è proprio questo – afferma il regista – Come sfuggire alle divisioni e ricucire il tessuto sociale di un paese lacerato dai conflitti? Una soluzione è proprio quella di guarire attraverso le storie”.

Ed è per questo che la capacità di raccontare storie deve essere “cavalcata” sempre secondo valori, correttezza e trasparenza. Altrimenti il rischio è quello di ingannare gli ascoltatori e di accecarli alzando “polveroni”.

Di essere finti.

Come un western moderno senza cose da dire sull’oggi.

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