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RED NOTICE, TRA UOVA E SORPRESE MANCATE

Film Red Notice

CONSIGLI PUBBLICINEMARI: RED NOTICE

RED NOTICE, TRA UOVA E SORPRESE MANCATE

Red Notice è il film più visto di Netflix, oltre che il più costoso mai prodotto dalla piattaforma di streaming, eppure mostra un difetto evidente: l’abuso di colpi di scena, che svuota “l’effetto sorpresa”.

Diciamo la verità: dai dodici anni in su, chi ha mai spalancato la bocca dallo stupore all’apertura delle uova di Pasqua? Chi ha guardato con meraviglia alla sorpresa trovata? Pochissimi, quasi nessuno.

Ecco, possiamo affermare che Red Notice lasci quella stessa sensazione di fascinazione, prima, e di indifferenza, poi, dell’apertura delle uova, con l’aggravante della sorpresa già trovata.

Ma partiamo dalla confezione.

La confezione

Red Notice è sbarcato lo scorso novembre su Netflix accompagnato da squilli di tromba e grancassa. È ad oggi il film più costoso prodotto dal colosso statunitense dello streaming e il più visto di sempre sulla piattaforma, con ben 364 milioni di spettatori.  Il cast è di primo piano e gode dell’energia muscolare di Dwayne Johnson, della scaltrezza di Ryan Reynolds e dell’attrazione tutta femminile di Gal Gadot. Le vicende dei tre personaggi si susseguono a un ritmo vorticoso esaltato dal montaggio e si ambientano nei luoghi più lontani del mondo: da Bali a Valencia, dall’Egitto all’Argentina, partendo però da Roma.

Il contenuto dal doppio gusto

Il film prende le mosse da Castel Sant’Angelo, all’interno del quale si trova in mostra una delle tre uova impreziosite da gioielli che Marco Antonio donò a Cleopatra come regalo di nozze. L’opera d’arte sembra tranquillamente al proprio posto, ma l’agente Hartley (Johnson) intuisce che si tratta di un falso e, nella sorpresa generale, lo dimostra sciogliendolo attraverso una bibita gassata. L’originale è invece nelle mani di Nolan Booth (Reynolds), ladro d’arte internazionale, che, con una fuga mozzafiato, riesce a scappare. Tra il rapinatore e il poliziotto si inserisce, però, una terza figura, Sarah Black (Gadot), anch’essa ladra di “fama” mondiale e anch’essa alla ricerca delle uova di Marco Antonio.

Inizierà così una sorta di sfida a tre, all’inseguimento delle tre preziose opere d’arte, tra tanta azione e una buona dose di comicità, in bilico tra inverosimiglianza e follia. Esattamente come il cioccolato di una delle uova pasquali più vendute, Red Notice propone un doppio gusto: all’esterno domina l’avventura, dentro si nascondono i sapori più farseschi.

Ma il tratto distintivo della pellicola sta nell’uso – e abuso – dell’effetto sorpresa.

La sorpresa ripetuta non è più una sorpresa

Si sa: le uova si rompono in tutta fretta per soddisfare la curiosità di conoscerne la sorpresa. Se poi è la stessa dell’anno precedente, o molto simile, o addirittura del tutto futile, l’effetto si spezza immediatamente. Non è molto diverso da quanto avviene in Red Notice, la cui caratteristica principale sta nella lunghissima serie di colpi di scena disseminati nel corso delle due ore di film, che di volta in volta portano a un ribaltamento di situazioni e prospettive. Il problema è che si abusa dell’espediente, esautorandone la potenza narrativa. I colpi di scena si susseguono con tale frequenza da perdere la loro essenza, ovvero l’essere inattesi, e risultare così “chiamati”. Molto meglio un colpo di scena improvviso e ben assestato (basti pensare ad alcuni capolavori di Hitchcock piuttosto che, in epoca contemporanea, alle trovate di M. Night Shyamalan) che un continuo cambio di fronte che, come tale, non risulta più inaspettato, diventando quasi routinario. Come dire, la sorpresa ripetuta non è più una sorpresa.

Un retrogusto deludente

Insomma, l’incarto è attraente e il cioccolato robusto, ma, mentre ci accorgiamo della (non) sorpresa, assaporiamo un retrogusto poco convincente.

Red Notice è un insieme variegato di generi che, va detto, non stonano tra loro ma che, allo stesso tempo, non si amalgamano a tal punto da conferire alla pellicola una propria identità netta. Si oscilla così tra il film d’avventura “alla Indiana Jones” (tanto è vero che il personaggio interpretato da Reynolds a un certo punto fischietta il celebre motivo musicale del film di Spielberg) e il filone del “comico-demenziale”, passando per la pura e adrenalinica azione e facendo altresì leva sul fascino del “ladro d’arte”, in questo caso in bilico tra lo scanzonato Booth e la seducente Black.

Qualcosa di simile a un uovo, dunque, da consumare in fretta e senza troppe aspettative per la sorpresa, che ci deluderebbe molto.

E poi, se ci pensiamo bene, è esattamente la strategia che l’ha reso vincente lo scorso novembre, tipica dello streaming.

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