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LUCA: LA PIXAR IN VESPA

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CONSIGLI PUBBLICINEMARI: LUCA

LUCA: LA PIXAR IN VESPA

C’è tanta Italia nell’ultimo film del colosso americano del cinema d’animazione, che ambienta Luca nel colorato territorio ligure.

E così la Pixar ha scelto l’Italia. No, non per le vacanze estive, ma per ambientare il suo ultimo film, un vero concentrato di italianità in cui possiamo specchiarci e riconoscerci.

Luca e Alberto sono due giovani mostri marini che, fuori dall’acqua, si trasformano in normali ragazzini umani. Luca, per la prima volta sulla terraferma, viene trascinato dall’entusiasmo di Alberto e, insieme, mossi dalla volontà di conquistare una vera Vespa, si sposteranno nel paese di Portorosso – un po’ Porto Venere un po’ Monterosso – dove, tra mille avventure, cercheranno di raggiungere il loro obiettivo, stando attenti a non bagnarsi mai. Ma non sarà così semplice.

C’è molto di autobiografico in questo film, come racconta lo stesso regista Casanova (genovese) a Ciak: «Da bambino, da Genova andavamo in vacanza alle Cinque Terre, dove ho conosciuto Alberto, un ragazzo molto diverso da me. Io ero chiuso, introverso, timido, pauroso. Lui era aperto, spregiudicato, coraggioso e siamo diventati grandi amici. Aveva una famiglia che non era lì per lui, e io avevo una famiglia che era un po’ troppo lì per me. Io ero titubante e lui seguiva una passione a settimana. Lui ha dato a me e io ho dato a lui».

Diventa così chiarissimo il tema principale del film, ovvero la forza dell’amicizia. Luca e Alberto sono, come i ragazzi veri da cui sono tratti, due caratteri molto diversi – uno esuberante, l’altro timoroso – ma è proprio la loro diversità che creerà tra loro un amalgama speciale e permetterà la nascita di un rapporto solido, genuino, sincero.

La diversità: altro concetto attorno a cui la pellicola insiste in maniera non plateale, ma chiara. I due ragazzi sono in realtà due mostri marini, che vengono normalmente cacciati dai marinai. La diffidenza reciproca tra esseri acquatici e umani rappresenta il motore della vicenda, che mira invece a insegnare l’accettazione del diverso.

Ma c’è un motore che spinge davvero forte, quello della Vespa, che diventa il simbolo – oltre che di libertà, come è sempre stato – dei sogni, da inseguire con tutte le proprie forze, con l’entusiasmo, affrontando le paure ma sempre con coraggio, fiducia e con il sorriso sulla bocca.

La “Vespa” è la roccia che emerge con maggiore evidenza in un mare di citazioni di cultura italiana: i manifesti cinematografici sparsi per Portorosso (Vacanze Romane su tutti – ancora la Vespa!), i riferimenti a Fellini e Mastroianni, la musica lirica (Il Barbiere di Siviglia di Rossini), la pasta (le trenette al pesto, in particolare), il caffè, la passione per il calcio e il ciclismo, la tradizione del gioco delle carte, la musica leggera contemporanea (Bennato, Pavone, Morandi)…

Insomma, Luca rappresenta un vero concentrato di “italianità” a tutto tondo, che non può che far bene al nostro Paese. Milioni di bambini in tutto il mondo vedranno le avventure italiane di Luca e Alberto, e chissà che qualcuno non si appassioni all’Italia proprio grazie a questo film. Il cinema, d’altronde, costituisce certamente un grande volano per il turismo.

I colori chiari, vivaci, intensi – una delle caratteristiche visive distintive della pellicola – danno un’energia aggiuntiva a un film che, però, non può annoverarsi tra i capolavori della Pixar: non ha la profondità di Soul, la genialità di Toy Story, la dinamicità di Cars, l’incisività di Wall-E, l’intensità emotiva di Inside Out o Coco. Ciononostante, Luca appare un film divertente, con dei messaggi di valore, genuino, godibile, soprattutto per noi italiani che possiamo riconoscerci nel mondo immaginato da Casarosa.

E in cui possiamo immergerci, magari proprio per le ferie “italiane” che stiamo vivendo in questi tempi così straordinari, in cui di normalità e di libertà avremmo davvero tanto bisogno.

E allora, come cantava Cesare Cremonini in 50 Special, “dammi una Vespa e ti porto in vacanza”!