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WALL-E E LA SPERANZA DI UN FUTURO MIGLIORE

Wall E e l'ecologia

FANTASIE ECOLOGICHE: WALL-E

WALL-E E LA SPERANZA DI UN FUTURO MIGLIORE

Un’icona dei film d’animazione dello scorso decennio e un celebre film Disney-Pixar: sono passati tredici anni da quando WALL-E è apparso sul nostro pianeta con il compito di compattare la spazzatura.

Abbandonato sulla Terra dopo che l’umanità ha reso il mondo inabitabile, il suo compito – e quello dei suoi simili, che ormai hanno smesso di funzionare – è quello di rendere la vita nuovamente possibile sul pianeta. Il piccolo robot, però, non è una semplice macchina: ha sogni, speranze, un animo innocente ed è molto più umano di molti esseri umani.

Mentre WALL-E lavora costantemente ogni giorno per ripulire lo “scempio che abbiamo fatto”, gli esseri umani sono in esilio sulla nave Axiom, in attesa che il pianeta torni abitabile. Lì è AUTO che comanda, un’intelligenza artificiale che governa l’Axiom e le vite degli esseri umani che non camminano più, si spostano con delle piccole sedie fluttuanti per la nave, percorrendo sempre gli stessi percorsi, facendo sempre le stesse cose. Una routine infinita. Persino le loro ossa, nel corso delle generazioni, si sono assottigliate.

Sulla Axiom ci sono altri robot: tra questi c’è EVE, un robot scout mandato dall’astronave umana sul pianeta Terra per scoprire se è tornato in uno stato abitabile.

 

WALL-E è stato abbandonato sulla Terra per colpe non sue. Lui lavora, ma allo stesso tempo, ha sviluppato una propria personalità. Viene a contatto con oggetti, alcuni quotidiani e altri ormai dismessi, e li accoglie nella sua casa – un veicolo da trasposto –, se ne prende cura e li pulisce. Si affeziona. A tratti, potrebbe ricordare la scena de La Sirenetta, in cui Ariel accumula cianfrusaglie. Ma il protagonista si dimostra profondamente umano mentre riordina le sue scoperte con il sottofondo di Hello, Dolly! e si muove al ritmo di essa. O almeno ci prova, in maniera buffa e macchinosa.

Nonostante WALL-E sia chiaramente una macchina, grazie al contatto riesce a sviluppare un legame con la cultura umana. Quindi è il turno di WALL-E e EVE salvare la Terra e dimostrare che, sotto quella terra inquinata, la Natura sta cercando di risvegliarsi, di lottare. E proprio la lotta del piccolo robottino condurrà l’umanità a casa e alla salvezza. WALL-E diviene quindi sia salvatore che portatore di verità per l’umanità: una semplice piantina che riporta speranza. Che non è solo psicologica, ma anche fisica.

 

WALL-E, e successivamente EVE, divengono così figure eroiche. Da un punto di vista ecologico – perché è questo il tema principale – il protagonista combatte per portare un messaggio positivo dopo una tragedia umana. Il mondo è stato avvelenato dal riscaldamento globale e da un eccessivo consumo di risorse – legato al tema dell’energia rinnovabile e non. Solo dopo le centenarie cure di WALL-E – e l’assenza di coloro che hanno causato lo scempio – il pianeta decide di perdonarci e accoglierci.

Nel film, in realtà, non vengono mai spiegate le cause del disastro sulla Terra. Si vede la spazzatura, si nota che il pianeta è invivibile, ma non c’è terminologia scientifica che spieghi le cause.

WALL-E però ha riportato l’uomo sui suoi passi, aiutandolo a riprendere in mano la propria vita e il proprio destino.

Così, accanto all’anima ecologista del robottino, emergono comportamenti spontanei, portatori di una genuina curiosità. WALL-E alza spesso lo sguardo al cielo, in attesa di un segno che giunga dalla misteriosa volta celeste. Ed è EVE quel segnale. Un segnale con uno scopo, ma che WALL-E protegge con delicatezza e premura, proprio come quella piantina.

La sua umanità, difatti, però si ritrova anche nel suo desiderio di un contatto: il legame con EVE non risulta solo una pura interazione tra macchina e macchina, ma è un incontro emotivo, una necessità.

 

WALL-E non è un semplice film d’animazione. Non solo perché candidato a sei premi Oscar, o perché ha vinto proprio quello dedicato a questa branchia del cinema, ma per il modo in cui decide di narrare tempi possibili e preoccupanti. E nonostante tutto, riesce a mantenere un tono ottimista, una speranza – o quasi una certezza – che possiamo cambiare. La voce di questo piccolo robot è intima, reale. Come un canto soave e melodioso. Impregnato di lirilismo, è una pietra miliare della filmografia contemporanea. Un capolavoro. E, nonostante la malinconia iniziale, è giunto per portare un messaggio di speranza e augurio che qualcosa cambi e ci fermi dall’annientare la nostra casa.